Amore senza limiti

Siamo quasi al termine del tempo dopo l’Epifania e la liturgia ambrosiana ci orienta alla Quaresima con questa domenica chiamata “della divina clemenza”, nella quale viene messo a tema la tenerezza, la misericordia, come segni dell’amore gratuito di Dio, che chiede di essere accolto dagli uomini.

L’episodio della chiamata di Levi (Matteo) a seguire Gesù, lasciando il banco delle imposte dove egli lavorava e la cena con i pubblicani e peccatori a casa di lui pone una forte domanda: “perché si è alzato subito? Non poteva finire di lavorare?”. Teniamo presente che da quel momento in poi Matteo ha seguito Gesù e lo ha fatto sino alla fine dei suoi giorni con il martirio.

Che cosa ha scatenato questa risposta immediata? Confrontiamola con il nostro essere cristiani dove spesso, di fronte alle richieste del Vangelo prendiamo un po’ di tempo per pensarci su, per calcolare le conseguenze delle nostre scelte.

Matteo ha sperimentato l’amore di Gesù e la sua fiducia in lui, che superava ogni giudizio umano rispetto a tutto ciò che aveva fatto fino allora, offrendogli l’infinita misericordia di Dio. Questo possiamo capirlo dalle parole di Gesù in risposta a quelle giudicanti degli scribi e dei farisei, scandalizzati perché Gesù mangiava con i pubblicani e i peccatori: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Così Gesù smaschera la diffidenza di quei ben pensanti, che si arrogano il diritto di giudicare gli altri e di misconoscere la clemenza paterna di Dio, invitandoli invece a comprendere il desiderio di Dio, il quale usa misericordia verso coloro che nella vita hanno sbagliato, ma chiede anche a loro di fare altrettanto, vivendo da persone ricche di misericordia.

Gesù insegna a noi cristiani, suoi discepoli di questo nostro tempo, la via della misericordia verso tutti, consapevoli che anche noi per primi siamo stati amati. L’esperienza di San Paolo ce lo conferma: “rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù” (1 Tim.1,12-15).

Ciò che è accaduto a Matteo e a Paolo può accadere a chiunque, perché l’amore di Dio non ha limiti e raggiunge tutti e può farlo anche attraverso di noi se ci lasciamo amare e se ci prodighiamo ad amare anche con atti di misericordia gratuita.

don Sergio

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Opera: Vittore Carpaccio, Vocazione di San Matteo – 1502 – tempera su tavola – Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia

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