Votati all’infelicità? No, se ci apriamo a Cristo!

In queste settimane “dopo l’Epifania” la liturgia ambrosiana ci sta accompagnando nella scoperta delle manifestazioni di Gesù, che ci portano a riconoscere il desiderio di Dio di salvare l’umanità. Questa domenica il Vangelo presenta la guarigione di dieci lebbrosi, la cui malattia impediva, secondo le norme della legge ebraica, di partecipare alla vita religiosa e sociale della comunità, perché considerati impuri.

Il miracolo compiuto da Gesù è segno della misericordia di Dio che non solo guarisce il corpo, ma anche lo spirito riabilitando l’uomo nella sua interezza, ridandogli la felicità che sembrava ormai smarrita e irrecuperabile. La cosa interessante è che uno solo, e per di più samaritano, ritorna da Gesù per ringraziarlo e per rendere lode a Dio, confermando il fatto che la salvezza è aperta a tutti coloro che riconoscono la propria situazione di fragilità e di peccato e che si affidano alla grazia divina.

In questo ci è testimone san Paolo che, pur avendo incontrato Cristo e lasciandosi convertire da Lui, sperimentava la sofferenza costante del peccato nella sua vita. Così, infatti si esprime nella lettera ai Romani: “In me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo, infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio… Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me… Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!”.

È solo Cristo che ci può liberare, a Lui solo dobbiamo aprirci se vogliamo trovare la vera felicità e questo è l’annuncio che la Chiesa deve dare ancora all’uomo di oggi, che spesso è confuso e smarrito in ricerca di segni che sembrano diventati vuoti e che invece contengono l’immenso valore della libertà e della vita.

Vorrei richiamarvi di nuovo la lettera del nostro Arcivescovo per questo anno pastorale, pubblicata nel mese di settembre scorso, che ha come titolo “una Chiesa libera, unita e lieta”, dove sono raccolte indicazioni interessanti e cariche di speranza. Ritengo necessario ritrovare la fiducia nella Chiesa, bersagliata continuamente da attacchi tesi a ferirla e a denigrarla, considerata da molti ormai pronta a morire. La forza dello Spirito è più forte di qualsiasi ondata d’urto del Maligno, ne è esempio la testimonianza mite e determinata di Benedetto XVI in questi giorni.

Gesù, comunque, è in mezzo a noi, la sua presenza nella Chiesa e nei Sacramenti ci rassicura, Egli cammina con noi ed opera meraviglie, perché come ha guarito i lebbrosi, non smette di venire incontro ai malati nel corpo e nello spirito, offrendo consolazione e misericordia. Chi non ha sperimentato la gioia di essere guarito almeno nell’anima? Io, vi assicuro, tante volte e questo mi ha dato e continua a darmi il coraggio di vivere e di annunciare che Egli è davvero il Salvatore della mia vita, ma lo è di chiunque apre il proprio cuore a Lui.

Abbiamo appena celebrato la Giornata Mondiale del Malato, nella quale siamo stati invitati a porci accanto a chi soffre, così come ha fatto Gesù con i lebbrosi del vangelo di questa domenica e continua a fare con noi.

don Sergio

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Opera: Brian Kershisnik, Dieci lebbrosi guariti – 2010 – olio su tela

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