Perduto e ritrovato

Inizio a scrivere questa mia riflessione settimanale nel giorno in cui è iniziata la guerra in Ucraina e vi posso confidare che provo una immensa tristezza e un disagio enorme pensando che ciò possa accadere ancora oggi, portando distruzione e morte, con l’incognita di ciò deve ancora avvenire e le conseguenze che ne deriveranno.

Gli inviti al dialogo, venuti da più parti e l’accorato appello del Papa nei giorni scorsi non hanno avuto ascolto, ma non dobbiamo smettere di pregare perché si ritrovi la pace e i capi delle nazioni si impegnino tutti per il bene comune.

Il nostro Arcivescovo ha detto proprio quest’oggi: «Preghiamo, digiuniamo, ma vorremmo fare qualcosa di più e, allora, io mi impegno e chiedo a tutti di farlo, a dire una decina del Rosario. Con una preghiera semplice chiediamo che la pace ritorni, che la ragionevolezza vinca sulle emozioni, sulle mire strategiche, sulle prepotenze, sulle rivendicazioni. […] Lo strazio che provoca questo modo di fare politica che crea contrapposizioni, che si esprime con le minacce, che non tiene conto del popolo ma solo delle forze in campo e degli interessi in gioco, è una tragedia che umilia l’umanità. È una costrizione a prendere coscienza con realismo che non c’è progresso verso la pace se le persone non lo vogliono, se le istituzioni non lo costruiscono, se coloro che hanno responsabilità non rivelano intelligenza, lungimiranza, fermezza. Abbiamo la certezza che ogni guerra, ogni minaccia, ogni ricatto, ogni forma di prevaricazione è un danno per tutti. È un danno per tutta l’umanità. E in particolare per questa gente che abita territori già da anni sottoposti a questa pressione».

Continuando nel cammino verso la Quaresima la liturgia ambrosiana ci fa celebrare la domenica “del perdono”, offrendo alla nostra meditazione l’episodio dell’incontro di Gesù con Zaccheo, un altro pubblicano, che è diventato, con il Matteo della scorsa domenica, l’emblema dell’uomo abbracciato dall’amore misericordioso di Dio.

L’episodio avvenuto a Gerico presenta Zaccheo come una persona che attira immediatamente la simpatia per due motivi: il primo è dato dalla sua piccola statura che lo costringe a salire sul sicomoro per vedere Gesù; il secondo viene dal desiderio interiore di conoscere Gesù e dalla gioia che prova quando si sente invitato ad accoglierlo in casa sua. Salire sul sicomoro è stato un gesto coraggioso per Zaccheo, che era capo dei pubblicani, perché non si è preoccupato di che cosa avrebbe detto la gente di fronte a quella azione. A lui interessava soddisfare il desiderio intenso di vedere Gesù. E fu proprio quel desiderio a cambiargli la vita. La gioia nasce dalle parole di Gesù: “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Tutto accade perché il desiderio di Zaccheo si incrocia con la ferma volontà di Gesù di andare da lui per portargli la salvezza del Padre. “Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

Questo episodio ci aiuta a riflettere sui tanti incontri di grazia che facciamo anche noi nella vita quotidiana, in cui siamo chiamati a ricevere e a offrire misericordia. Quante occasioni che sembrano casuali e invece sono il segno di una presenza del Signore che vuole incontrarci per condurci sulle sue vie che non sono le nostre vie.

don Sergio

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