«Sulla Sua parola gettate le reti» – Il saluto di don Giuseppe alla nostra comunità

“Quando un forestiero arriva al sud, piange due volte, quando arriva e quando parte”. Mi sono rivisto sulla barca a pescare, nei panni di Paolo Bisio, nella famosa scena di “Benvenuti al sud”: uno piange due volte, quando arriva e quando parte da Luino. Eh si, è stato ed è proprio così.

Arrivare nel 2020 qui, in piena zona rossa (forse abbiamo dimenticato), con la nonna 90enne, non è stata una banalità. Non conoscere nessuno, vivere quasi due anni in mezzo alle mascherine, cercare di entrare in una realtà di cui non sapevo nulla e di cui non mi è stato detto nulla e che aveva maturato grossi problemi, di cui ho fatto promessa di custodire nel cuore la memoria, guardare alla scuola, cambiare tre parroci… non mi hanno dato serenità e forse i primi pensieri erano di fuga: come Mosè mi son detto più volte che era troppo grande per me questo servizio e ho provato a starci dentro con gli strumenti che avevo.

Mi ha iniziato a dare consolazione il lavoro fatto coi giovani di mettere in onda le trasmissioni serali, perché la comunità cristiana si rendesse presente nelle case, nell’Avvento 2020 e Quaresima 2021. È stata un’esperienza che mi ha fatto intuire che davvero si poteva costruire qualcosa e da lì sono ripartito.

Ho sentito provvidenziale il Vangelo che oggi la liturgia ci ha fatto leggere e da qui parto. Finché uno pensa che il Vangelo propaghi la logica dell’amore, si può conservare anche una simpatia di fondo per una richiesta di un vago amore, fatto di belle parole e gesti esteriori. Ma quando arriva a dire che l’amore di cui sta parlando è amore fino alle estreme conseguenze, fino a dare la vita, fino all’amore per i nemici, allora lì comincia una vertigine che ti fa comprendere come il Vangelo non ha nulla a che fare con un buonismo da quattro soldi che non tocca per niente, invece, il nucleo della libertà più vera di una persona.

Dire ti amo e non essere coinvolto in quella frase da nulla, sono parole vuote. Infatti, finché si ama qualcuno per risposta, non si fa nulla di straordinario. Il problema vero sorge quando sono io a dover prender l’iniziativa, quando bisogna amare qualcuno che non solo non ti ama o è inaffidabile, ma che a volte ti ha anche fatto del male o ti ha fatto soffrire. Come si può amare in simili condizioni?

Molto spesso ho riflettuto su questa pagina del Vangelo e l’unica risposta che mi ha convinto è che l’amore vero trionfa perché smette di cercare una contropartita, sull’esempio di Gesù. In una coppia, in un legame forte, quanto è importante questo atteggiamento? È un amore a fondo perduto, un amore gratuito, un amore davvero libero perché non nasce da un vago sentimentalismo, ma da una scelta di fondo della libertà di ognuno. Sono libero dal mio EGO immenso e così posso abitare le situazioni più diverse.

Non basta, però, la buona volontà e le proprie forze. C’è bisogno dell’aiuto della grazia. Senza la grazia di Dio non si può amare così. Per questo dovremmo sempre domandarci se è la grazia di Dio, il suo AMORE ad abitare in noi, perché è l’unica condizione di un amore così.

Porto via indubbiamente questa vertigine dell’amore da questa comunità: tra le cose che mi avete insegnato, questa è la più importante: Amare vuol dire dare la vita!!!

Sono stati tanti i momenti in cui ho dovuto tornare a questo passo del Vangelo, per non perdermi. Davanti alle parole vuote che non costruiscono, a quella lamentosità corrosiva, davanti alle invidie, a tutte le situazioni dove prima di conoscere, abbiamo giudicato, davanti ai silenzi che per mesi alcuni VICINI E FAMIGLIARI hanno garantito perché avevano supposto che, forse, magari, chissà, non ho potuto che dire: “Signore aumenta la mia fede, aumenta il mio desiderio di vivere davvero il Vangelo fino in fondo, aiutami a guardare a te, perché la strada più facile forse sarebbe quella di eliminare i nemici, soprattutto quando sono vicini”.

In certi momenti è tornata viva l’espressione di Gesù, forte: “se hanno odiato me, odieranno anche voi, perché non siete del mondo e il mondo odia ciò che non è suo”. Se Gesù ha faticato coi suoi 12 e con i religiosi del tempo, San Francesco, Filippo Neri, Giovanni Bosco… sono stati perseguitati da chi era loro vicino e dalla Chiesa, per il loro tentativo di fare qualcosa di diverso, di vivere il Vangelo fino in fondo, vuoi Giuseppe, Cesare, che questo non possa capitare anche oggi, qui a noi, a me, a chi si impegna per Gesù, senza se e senza ma, in questa comunità cristiana? Si, può accadere e forse bisogna metterlo in conto. Ma quando parti da desideri buoni, a volte fa male, soprattutto quando non c’è quel confronto che permette di crescere.

Essere personaggi pubblici comporta l’onore di avere un ruolo e l’onere di essere sempre sotto una lente di ingrandimento: abbiate carità, per tutti coloro che si giocano, senza risparmiarsi e non guardate mai la pagliuzza del vicino, se non avete prima controllato che nel vostro occhio non ci sia una trave.

Voglio allora dire il mio grazie anzitutto a chi mi ha permesso di vivere in pienezza il Vangelo e ha custodito il mio sacerdozio, cosa non scontata. Le cose più importanti che ci definiscono sono le relazioni che sappiamo costruire e mantenere nel tempo. Le relazioni quando sono vissute in modo autentico e fedele, anche nel sano confronto/scontro, ci cambiano l’identità e lo fanno per sempre perché non ci si può riconoscere al di fuori di quelle relazioni. Ed è bello pensare che le relazioni più forti che viviamo diventino inclusive: io ti amo perché tu possa amare tanti altri. Credo sia la logica di Gesù: sto in mezzo alla folla, ma con voi 12 condivido di più perché impariate il mio stile e possiate andare ovunque col desiderio di annunciare ciò che avete sperimentato. La comunione crea condivisione, ma non basta che qualcuno si doni, bisogna che qualcuno accolga!

Grazie ai fratelli, che porto nel cuore per la vita. Ringrazio chi mi ha aiutato con la nonna, perché mi ha concesso la serenità di sapere che lei era sempre custodita e io potevo andare e tornare, svolgendo il mio ministero. Un grazie speciale a Zina. Ringrazio le catechiste e gli educatori, i volontari della segreteria, i ministri straordinari dell’eucaristia, e tutti i collaboratori che in questi anni, in tutti gli ambiti, si sono spesi, senza riserve non per me, don Max, don Sergio etc, ma perché hanno capito che il centro è Gesù. E ho sentito qualcuno vibrare davvero per la relazione con Gesù. Ho visto cammini stupendi e semi attecchire. Ho visto che se LUI c’è davvero, cambia lo stile, lo stare assieme, il modo di essere comunità. Se si lascia spazio al demonio, distruggiamo.

Grazie davvero a chi ha messo cuore e fede, tempo e umanità. Grazie ai preti con cui ho collaborato nella comunità pastorale e nel decanato! Grazie agli amici di Casciago e Malnate, sempre attenti e alla mia famiglia, un po’ scassata ma sempre presente. Grazie a tutte le istituzioni, alle scuole, alla scuola parrocchiale Maria Ausiliatrice e a tutti i suoi dipendenti, con alcuni dei quali ho sentito vibrare la passione educativa; Grazie alle associazioni e forze di polizia e militari con cui si è intessuta una relazione profonda e di grande condivisione! Grazie al Comi e Fonteviva, che ci hanno accolto anche con i bambini/ragazzi. Grazie a tutti coloro che lavorano all’ospedale di Luino: in questi anni sono state tante le occasioni di aiuto reciproco e di sostegno ai nostri malati: malati e anziani che ho avuto la fortuna di visitare tanto nelle loro case e che saluto.

Ho imparato tanto, da tanti che ho visto lavorare per il bene di questa città. Ho imparato tanto dal Prefetto Pasquariello qui presente, che mi ha lasciato forte traccia di una vita spesa con fede e dedizione per il servizio che svolge. Grazie!

Ricordiamo nella celebrazione i 40 anni della Croce Rossa e benediremo la nuova ambulanza, segno del cammino fatto insieme. Colgo anche l’occasione di augurare buon cammino ad Andrea sindaco, primo Luinese conosciuto: martedì ti aspetto all’inaugurazione dell’oratorio estivo e per favore ricordati che aver qui 700 minori non è un’attività di catechesi, ma un servizio sociale: se non ci aiutate, non ce la facciamo ad accogliere tutti, mi spiace. Grazie a tutti coloro che con il loro lavoro manuale o con la beneficenza economica hanno sostenuto le attività della parrocchia e dell’oratorio. Grazie alle Autolinee Varesine, nella persona di Fabrizio e dei suo dipendenti, che ci hanno accompagnato in tutte le nostre attività.

Grazie ai tanti ragazzi che hanno messo testa e cuore nel portare avanti il desiderio di trasmettere la fede ai più piccoli. Grazie a chi non ha giocato a svicolare le responsabilità, trovando negli altri tutte le pecche, errori possibili, giudicando senza mai conoscere e compromettersi un po’, con la solita frase, abusata: “non mi sento coinvolto”. Basta volerlo e non giocare al vittimismo, e nella Chiesa c’è spazio per tutti. Grazie ai 160 animatori e a tutti i volontari che animeranno la nostra estate e a cui oggi daremo il mandato della comunità.

Mi siano concessi tre grazie davvero speciali:

1 – Il primo va a Roberto, comandante di stazione dei carabinieri di Luino, amico e professionista indefesso. Grazie perché abbiamo condiviso gioie e fatiche, cose note che abbiamo custodito.

2 – Grazie a Enrico, sindaco sempre presente, attento a chi in questa società non è visibile e apparente ma c’è. La tua partecipazione laica ma sincera alle attività dell’oratorio mi ha stupito per delicatezza e costanza. E so quanto hai operato per i minori e non, di questa città. Grazie per la confidenza sincera e la fraternità

3 – E infine, ma con un monumento gigante, un grazie sincero a Barbara. Ci sono tanti che si danno da fare, ma lei c’è, sempre e comunque. Per me lei è il dono incarnato di chi fa perché ama quello che sta lassù e ama la comunità in cui vive. Senza Barbara non avremmo fatto metà delle attività che abbiamo svolto. Il tuo lavoro, che spesso non si vede, è stato il motore che ha fatto funzionare tutti gli ingranaggi e insieme in questi 6 anni, so cosa abbiamo fatto. Grazie Barbara e scusa se dormo qualche minuto più di te e ogni tanto ho perso qualche colpo…

Concludo con un passaggio bellissimo di don Guidi, inviatomi da una catechista: “Ogni prete lo sa. Ogni oratorio lo sa. Ogni giovane lo sa. L’ultimo pensiero lo rivolgo ai ragazzi e ai giovani dei nostri mille oratori. A quei giovani che – senza clamore – trovano quotidianamente nel Don dell’oratorio, un amico, un fratello, a volte perfino un padre. Mi rivolgo a loro con benevolenza e affetto. Li conosciamo bene: sono le perle preziose delle nostre parrocchie. A ciascuno di loro chiedo di fare un esercizio di memoria e di responsabilità. Parafrasando una pagina memorabile del Libro del Deuteronomio, vorrei dire a ciascuno: “ricordati di tutto il cammino che il Signore ti ha fatto compiere in questi anni” (cfr. Dt 8)… quel prete che hai incontrato è stato un ragazzo e poi un giovane come te. È un uomo come te. Ad un certo punto il Vangelo l’ha “preso” così tanto, da fargli immaginare una follia pura: prendere in mano la sua vita per metterla a servizio della Chiesa. E così è stato. Se l’hai incontrato, conosciuto, stimato. Se ad un certo punto ti sei affezionato a lui, e lui a te. Se ha conquistato la tua fiducia, al punto che gli hai raccontato quelle cose di te che a nessun’altro mai avresti detto. Se tutto questo è capitato, ed è capitato così, è soltanto perché questo prete ha consegnato la sua vita alla follia del Vangelo. Giocarsi tutto sulla parola di Gesù lo ha messo sui tuoi passi. Lasciati provocare dal tuo Don dell’oratorio. Lasciati provocare dalla tua suora, dal tuo educatore che vedi anche pregare e andare a messa, da quel papà, da quel nonno… lasciati provocare dalla follia del Vangelo.

Auguro ai ragazzi, perle preziose di questa comunità, di lasciarsi provocare dalla follia del Vangelo e di continuare a edificare questa comunità, insieme agli adulti! AUGURO A VOI, RAGAZZI, di avere il coraggio di lasciar sconvolgere la vostra vita dall’amore di Cristo che avete conosciuto e seguire Lui nella vocazione che Lui ha pensato per voi. Sulla SUA PAROLA GETTATE LE RETI. Non rimanete a riva, prendete il largo. Andate e siate testimoni dell’amore ricevuto. Amen


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