La carità non è invidiosa

Ci siamo introdotti nel cammino di Avvento alla luce dell’Inno alla carità, nell’anno in cui Papa Francesco ha invitato tutti a rileggere e meditare la sua esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, per ridare valore alla famiglia, fondamento della società.

Questa domenica la pagina del Vangelo presenta la figura di Giovanni Battista, la cui vocazione è stata quella di messaggero di “Colui che deve venire”, preparandogli la strada, invitando alla conversione del cuore.

La testimonianza del Battista è utile anche per noi, che stimo vivendo questo tempo liturgico di attesa del Signore, che ci riporta allo stile quotidiano del cristiano, caratterizzato dalla vigilanza, perché non sfugga lo sguardo su Gesù, nello stesso tempo Veniente e Presente. Il richiamo a preparare la strada e a raddrizzare i sentieri è più che mai attuale, viste l’incertezza di pensiero e di scelte a cui siamo spesso sottoposti quotidianamente nella lettura del nostro tempo.

In questi pochi giorni di isolamento, a causa di una quarantena imprevista, mi è capitato di assistere a qualche dibattito televisivo riguardante temi diversi della nostra realtà contemporanea e ne sono rimasto sconcertato, perché gli opinionisti intervenuti urlavano, si insultavano, portavano tesi più ideologiche che oggettive, arrivando alla fine della trasmissione, rimanendo ciascuno con la propria opinione. Un marasma di pensieri dove si confondono dati scientifici, tecnici, etici, umani, religiosi, cristiani, che portano a percorrere strade diverse e tortuose, senza arrivare a un punto di incontro.

Abbiamo bisogno davvero di convertire il cuore, di lasciarci guidare dalla parola di Gesù, che illumina e guida il nostro cammino e che apre orizzonti di speranza, in una ricerca sincera della verità. C’è poi un altro insegnamento che ci viene da Giovanni Battista ed è quello dell’umiltà nel riconoscere la superiorità di Gesù rispetto a lui: ”Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato in acqua ed egli vi battezzerà in Spirito Santo”. In Giovanni non c’è invidia, bensì amore, benevolenza nei confronti di Colui che è l’Atteso e che può indicare la via giusta per convertire il nostro cuore e per riconciliare coloro che sono divisi.

La profezia di Isaia, nella prima lettura, si apre a questa lettura, che ha dell’impensabile: gli Egiziani e gli Assisi, nemici di Israele, si volgeranno a Dio per servirlo e tra di loro non ci saranno più frontiere. La politica dei muri non è mai vincente, ne abbiamo fatto l’esperienza, ma stiamo vedendo che ancora si tenta di ricostruirli, segno di una fragilità di rapporti e di un dialogo faticoso a realizzarsi.

Abbiamo veramente bisogno di ritrovare la fede in Gesù, di accoglierlo nella nostra storia personale e comunitaria, lasciandoci abitare dal suo amore, che è più forte di ogni barriera. Ne abbiamo bisogno anche nelle nostre famiglie, dove la tentazione di innalzare i muri tra i suoi membri è sempre in agguato. Impariamo ad amare senza invidia, apprezzando il bene che c’è nell’altro così come ci insegna Giovanni Battista.

don Sergio

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Opera: Maestro di Berna, Giovanni Battista nel deserto – 1495 – Pittura su tavola – Kunsthaus, Zurigo

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