La forza della profezia

La storia della salvezza ha avuto piccoli e grandi profeti, tutti ugualmente ispirati da Dio per richiamare e incoraggiare il popolo di Israele a vivere con animo docile l’alleanza del Sinai. I profeti non hanno avuto sempre un’accoglienza favorevole, perché spesso ritenuti scomodi e importuni per coloro che pensavano di impostare la propria vita secondo criteri troppo umani e individualistici.

Così è stato per Elia, come ci ricorda la prima lettura della liturgia di questa domenica, il quale è stato perseguitato a causa delle sue accuse rivolte al Re Acab, per avere favorito l’idolatria presso il popolo. La sfida fu grande, ma alla fine Elia vinse con la forza datagli dal Signore Dio. Purtroppo, la storia di Israele ha visto altri profeti, che hanno subito la prigionia e addirittura il martirio, come rammenta la parabola evangelica della vigna, che rappresenta la cura amorevole del Signore per il suo popolo, il quale non sempre vi ha corrisposto con altrettanto amore, anzi la venuta del Figlio ha provocato una reazione violenta, arrivando ad ucciderlo. Quel Figlio è Gesù stesso, “è la pietra che i costruttori hanno scartato, ma che è diventata la pietra d’angolo, questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi” (Sal 118,22- 23).

La vicenda terrena di Gesù è una chiara espressione della volontà di Dio di donare all’umanità le vie per una vita nuova e migliore, attraverso la profezia del Regno annunciato e iniziato proprio nell’opera messianica di Gesù.

Ma esiste ancora la profezia? Direi di sì, perché è proprio una delle dignità che, come cristiani , ci è data a partire dal battesimo, insieme al sacerdozio battesimale e alla dignità regale, attraverso l’unzione crismale ricevuta sulla fronte e riconfermata nel sacramento della cresima. Come cristiani siamo chiamati ad essere nel mondo profeti di una possibilità nuova di vita, che nasce dal vivere il Vangelo e che si esprime nella libertà, nell’amore, nella verità, nella giustizia e nella pace, utopia per il mondo ma non per Dio, che con l’incarnazione del suo Figlio Gesù, ci ha detto, ha posto le basi del Regno da costruire.

Anche nella storia cristiana i profeti sono stati perseguitati e spesso uccisi: noi li chiamiamo martiri (testimoni), il cui seme ha generato e continua a generare vita nuova per il mondo. La vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte è garanzia di vittoria e segno di speranza per un futuro migliore, che tutta l’umanità attende e che noi cristiani abbiamo il compito di annunciare, ma anche testimoniare. E’ una bella avventura e vale la pena di essere vissuta.

La solennità dell’Assunta, che celebreremo la prossima domenica, è un’ulteriore conferma che Dio non mente, infatti, in Maria abbiamo l’immagine di quel futuro di pienezza e di splendore, che tutti attendiamo.

don Sergio

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Opera: Domenico Fetti, Il sacrificio di Elia di fronte ai sacerdoti di Baal – 1621/22 – Olio su tavola – Hampton Court Palace, Londra

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