Vittoriosi sul mondo

C’è una bella e consolante affermazione di Gesù nella pagina di vangelo di questa domenica: “Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33). Tutto sta nel fidarsi e porre la propria speranza in Lui, certi che la nostra vita è guidata da Lui che ha un progetto preciso su ciascuno di noi e sulla storia intera.

Molte delusioni del cuore umano nascono nel momento in cui crediamo che tutto dipenda da noi o dalla “fortuna” che bacia alcuni ed esclude altri, se poi questi ultimi siamo noi la sofferenza è ancora più grande, perché ci si può sentire dei falliti o dei poveracci a cui non è dato dalla vita proprio niente. Gesù ci insegna che esiste un modo diverso per affrontare l’esistenza e che questo consiste nel sentirsi figli di un Dio che è Padre e che vuole per i suoi una vita che sia eterna, non misurabile dagli anni trascorsi qui sulla terra.

Sono sempre le parole di Gesù nel Vangelo di questa domenica ad illuminarci, quando, pregando il Padre, dice: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. Gesù non parla solo di vita terrena, ma di vita eterna, conquistata nella conoscenza di Lui e del Padre, dove per conoscenza si intende entrare nella condivisione della loro vita, parteciparne con tutto noi stessi.

In una parola è entrare nell’amore eterno di Dio, che non muta e che viene donato per sempre a tutti i suoi figli, anche a quelli che soffrono situazioni particolari di dolore, di ingiustizia, di privazione. In tali prove si è tentati di sentirsi degli sconfitti dalle diverse forze ostili del mondo e abbattuti a tal punto da essere incapaci di rialzarsi.

È in queste situazioni che risuonano confortanti le parole di Gesù ricordate poco sopra, che si uniscono a quelle di Paolo nella lettera ai Romani: “Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”(Rom 8,38-39). Come notiamo, in Paolo c’è la certezza che chi crede ed entra nella conoscenza dell’amore di Dio non potrà mai sentirsi uno sconfitto e niente e nulla potrà schiacciarlo, nemmeno la morte.

Ora è doveroso chiederci in chi e in che cosa noi mettiamo tutta la nostra speranza per non sentirci, un giorno, delusi. Sono anche convinto che le proposte del mondo vanno in tutt’altra direzione portando a ricercare sicurezze in ciò che è meramente effimero e da questo è necessario mettere in guardia. La Chiesa ha una responsabilità educativa enorme da questo punto di vista, perché è chiamata ad offrire agli uomini elementi forti di speranza, anche se contraddicono con quelli che il mondo, specialmente attraverso i mass media, trasmettono. Penso al ruolo dell’oratorio nei confronti dei più giovani: esso ha la possibilità di fare crescere nella serenità indicando la strada della felicità nell’incontro con Gesù e con la sua Parola e nei valori che da essi ne può trarre.

Anche quest’anno l’Oratorio feriale, proposto dalle parrocchie della Comunità Pastorale, è stato un botto di entusiasmo e di sfida di fronte alle restrizioni, anche se un po’ allentate, dovute ai protocolli del Covid. L’impegno di don Giuseppe, degli educatori, animatori e adulti volontari ha permesso di affrontare una macchina organizzativa per dare a centinaia di ragazzi/e la possibilità di vivere cinque settimane cariche di gioia. E non è finita, perché ora iniziano due settimane di vacanze in montagna per molti ragazzi/e, sempre organizzate dall’oratorio della Comunità Pastorale.

C’è, invece, chi crede di conquistare i giovani con abbagli di felicità, conquistata a poco prezzo, da chi non vuole per niente loro del bene, ma li sfrutta per i propri interessi. Gesù, forse, è più esigente, ma lo è proprio perché ama e non vuole che alcuno sia privo della vita che Egli vuole dare a tutti. Gesù non inganna e chi ha aderito al suo progetto di felicità non è rimasto deluso.

Ci stiamo preparando a vivere la festa della Madonna del Carmine: ci aiuti lei a riconoscere la forza della vittoria sul male e sul mondo, che suo Figlio Gesù ha già realizzato e che chiede a noi di essere condivisa.

don Sergio

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Opera: Raffaellino del Garbo, Resurrezione di Cristo – 1510 – Olio su tela – Galleria dell’Accademia, Firenze

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