Infinita misericordia

Continuiamo a vivere la nostra realtà cristiana in una situazione di emergenza sanitaria e non solo, ma cerchiamo anche di attendere con la pazienza evangelica che qualcosa possa cambiare e risolversi. Non sappiamo come e quando riprenderemo le nostre normali attività pastorali, in quanto siamo in attesa di indicazioni che ci verranno date dopo che una commissione della Conferenza episcopale italiana avrà incontrato quella del Governo italiano.

Papa Francesco nella S. Messa di venerdì mattina scorso, in S. Marta, commentando il Vangelo ha ricordato che: «La familiarità con il Signore, dei cristiani, è sempre comunitaria. Sì, è intima, è personale ma in comunità. Una familiarità senza comunità, una familiarità senza il pane, una familiarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti è pericolosa. Può diventare una familiarità – diciamo – gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio. La familiarità degli apostoli con il Signore sempre era comunitaria, sempre era a tavola, segno della comunità. Sempre era con il Sacramento, con il pane». Papa Francesco dice di essere stato invitato da «qualcuno» a riflettere sul «pericolo che in questo momento stiamo vivendo», «questa pandemia che ha fatto che tutti ci comunicassimo anche religiosamente attraverso i media, attraverso i mezzi di comunicazione, anche questa Messa, siamo tutti comunicati, ma non insieme, spiritualmente insieme. Il popolo è piccolo. C’è un grande popolo: stiamo insieme, ma non insieme. Anche il Sacramento: oggi ce l’avete, l’Eucaristia, ma la gente che è collegata con noi, ha soltanto la Comunione spirituale». «Questa non è la Chiesa», ha detto ancora il Papa, «questa è la Chiesa di una situazione difficile, che il Signore permette, ma l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i Sacramenti. Sempre. In altre parole, per ora la situazione rende necessario questo modo telematico di relazionarsi con Dio, ma che questo sia un mezzo transitorio anche per contribuire ad uscire dall’emergenza e non diventare, in futuro, un modo stabile di vivere la fede».

Le parole di Papa Francesco sono il desiderio, penso, di molti di voi, che non potete accontentarvi di partecipare alla S. Messa attraverso la radio, la televisione o altri mezzi di comunicazione. Infatti, il bisogno dell’incontro personale con Gesù nell’Eucaristia è grande e noi sacerdoti e diacono, lo comprendiamo, perché ci sentiamo come dei privilegiati rispetto a voi. Ma anche noi, come voi, sentiamo la necessità di vivere la comunione con il Signore, come popolo di Dio, riunendoci insieme in assemblea, fisicamente, sentendo realmente che le voci si uniscono nella preghiera, nel canto, nella lode; che lo scambio della pace possa essere vissuto come gesto che impegna ad una fraternità quotidiana; che i nostri occhi possano incontrarsi con quelli degli altri, entrando in un dialogo che ora manca, continuando la liturgia eucaristica nella liturgia del sagrato. Come sarebbe bello, dopo la messa, fuori dalla chiesa, valorizzare la gioia del ritrovarsi insieme settimanalmente, raccontandosi gioie, dolori, speranze in uno spirito di condivisione e consolazione evangelica!

Ci auguriamo che ciò possa avvenire al più presto e intanto, in questa domenica, godiamoci il brano evangelico di Giovanni che ci narra l’incontro di Gesù risorto con gli apostoli nel Cenacolo la sera di Pasqua e la domenica successiva. Egli apparve loro con i segni della Passione, con il saluto “Pace a voi”, e con il mandato di perdonare i peccati, dopo avere donato loro lo Spirito santo, così che la sua misericordia continuasse nel tempo e raggiungesse ogni donna e uomo sulla terra. In questo brano evangelico è messo in risalto il fatto che nel primo incontro non era presente Tommaso, il quale dopo avere ascoltato la testimonianza degli apostoli non credette. L’apostolo fu presente, invece nel secondo incontro, dove la sua incredulità, unita alla pretesa di toccare le piaghe di Gesù, viene accolta dal Risorto con infinita misericordia, che si concluse con un atto di fede di Tommaso: ”Mio Signore e mio Dio”.

In questa domenica celebriamo la festa della Divina Misericordia, voluta da Gesù, nelle sue apparizioni, a S. Faustina Kowalska, perché attraverso la preghiera tutti gli uomini, possano attingere alla fonte della sua Infinita Misericordia ed essere condotti tra le braccia del Padre, già qui sulla terra e poi definitivamente in Cielo. Vogliamo affidare, in questa domenica, alla Divina Misericordia, tutti coloro che stanno soffrendo nel corpo e nello spirito e in modo particolare tutte le vittime del Coronavirus.

don Sergio, don Ennio, don Franco, don Ilario, don Massimiliano, diacono Gabriele

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