Carissimi, nella notte più buia della sua vita l’Innominato sente arrivare da lontano uno scampanio a festa. Non capisce, si affaccia alla finestra e si domanda: «Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?».
Il nostro Arcivescovo ha voluto partire proprio da questa pagina dei Promessi Sposi per la Proposta pastorale di quest’anno. E noi, dall’11 al 15 novembre, vogliamo provare a rispondere con le Giornate Eucaristiche: godiamo di Lui, presente in mezzo a noi!
Ci accompagna il Vangelo della Trasfigurazione (Mt 17,1-9), in tre passi. Salire sul monte. Tutto comincia da un gesto di Gesù: «prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni». Non saliamo per bravura: siamo chiamati. Da una campana, da un invito, da un amico, magari da una ferita che cercava luce.
Fermarsi in adorazione non è fuggire dal mondo: è ritrovare il centro. Prima di ogni progetto, prima di ogni iniziativa pastorale, c’è un monte da salire con Lui!
Contemplare il volto. «È bello per noi stare qui!». Pietro non spiega, dice solo che è bello. Davanti all’Eucaristia, quel volto non abbaglia ma si nasconde nella semplicità del pane. Eppure è Lui! È la gioia di chi ama il Signore anche senza averlo visto (1Pt 1,8). E dalla nube il Padre ci lascia una sola parola: “Ascoltatelo”.
Scendere nella gioia. «Alzatevi e non temete». Sul monte non si può restare per sempre. La gioia vera non trattiene: manda! Nelle case, nel lavoro, a scuola, in ospedale, nelle famiglie ferite.
Le campane di festa arrivarono fino al castello dell’Innominato… Le campane di Luino, e soprattutto i volti della nostra Comunità, arriveranno fino a chi oggi vive nella notte? Vi chiedo allora un piccolo passo: trovare un’ora, una sera, per salire su questo monte. Per i giovani e per gli anziani, per chi c’è sempre e per chi da tempo non entra in chiesa, per chi vive un tempo di gioia e per chi porta una fatica. Non siamo spettatori di una devozione: siamo un popolo che si lascia prendere da Gesù!
Il silenzio sarà il cuore di queste sere: non abbiate paura di stare davanti a Lui, anche senza parole. Il Vescovo Mario lo dice con una frase semplice: «Così vorremmo essere: un invito alla gioia di Dio». È il mio augurio per ciascuno di voi e per tutta la nostra Comunità Pastorale. Venite! È bello per noi stare qui!
don Cesare

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