Cristo è tutto per noi

“Cristo è tutto per noi”. Questa frase, tratta dal De Virginitate (16,99) di sant’Ambrogio, racchiude in poche parole l’essenza della vita cristiana di ogni battezzato e del ministero sacerdotale. Essa accomuna il cammino di ciascuno di noi in questi anni e, allo stesso tempo, indica il compimento della nostra e di ogni vocazione.

Abbiamo letto la totalità riferita a Cristo in due sensi: anzitutto, Cristo è tutto per la nostra vita. Egli ne è l’origine, il senso e il fine. Ma non solo: questa totalità significa anche che in ogni aspetto della nostra esistenza possiamo riconoscere la Sua presenza.

Con questo motto, vogliamo dire al mondo che ogni istante e ogni azione della vita umana trova in Lui il proprio senso. Essere suoi discepoli significa lasciarsi guidare da Lui, che è la Via, la Verità e la Vita. E questo è ciò che desideriamo fare come sacerdoti. Infine, la centralità di Cristo illumina anche la nostra ricerca dell’unità e della comunione, sia come classe sia come Chiesa: camminare insieme significa essere uniti, guardando al centro e al fondamento di questa unità: Cristo. La Chiesa può essere unita solo perché è corpo che dipende dal proprio Capo. Come afferma il motto di papa Leone: «Siamo uno in Lui che è uno».

«Cristo è tutto per noi» non è soltanto una frase, ma un programma di vita che desideriamo si traduca sempre più in testimonianza concreta. Questo motto sarà per noi un punto di riferimento quotidiano, per ritrovare forza in Colui che è il nostro Tutto. Come afferma Ambrogio infatti: «In Cristo abbiamo tutto».

L’immagine che abbiamo scelto per il nostro tableau è una porzione della vetrata centrale dell’abside del nostro Duomo. In particolare, la nostra attenzione è rimasta catturata dalla cosiddetta “rasa”, ovvero la figura del sole centrale. Coerentemente con il motto, anche in questa immagine, l’elemento su cui si concentra lo sguardo è il Sol Iustitiae, Cristo, colui che è venuto a illuminare le genti e, di nuovo, al suo ritorno ricapitolerà in sé tutta la storia. Tutto l’abside del Duomo, con il sole centrale, infatti, si connota in chiave escatologica proprio perché è il punto verso cui l’assemblea riunita in preghiera rivolge il proprio sguardo e, simbolicamente, orienta il suo cammino.

Attraverso questa immagine desideriamo anche esprimere il legame che noi, futuri presbiteri ambrosiani, sentiamo con la chiesa madre. Inoltre, la destinazione originaria della vetrata è quella di accompagnare ed elevare la preghiera, soprattutto la preghiera liturgica e ci sembra che questo sia un forte richiamo all’importanza prioritaria della liturgia nella vita della Chiesa.

Da ultimo, riteniamo molto significativo il fatto che l’immagine che abbiamo scelto per presentarci alla Diocesi sia la stessa che durante le celebrazioni delle nostre ordinazioni avremo dinanzi agli occhi.

I candidati che verranno ordinati sacerdoti il 13 giugno 2026

Per consultare o scaricare l’ultimo numero dell’informatore La Rete, cliccare qui.


Commenti

Lascia un commento