Ora et labora

Domenica scorsa il nostro Arcivescovo ha presieduto, nella chiesa parrocchiale di Runo di Dumenza, la professione solenne di tre monaci del monastero di Dumenza.

La vita consacrata ha un valore importantissimo nella vita della Chiesa, e nel nostro territorio quello di Dumenza non è l’unico monastero, dal momento che vi si trovano anche le Monache Romite ad Agra.

Mi sembra importante portare alla riflessione di tutti questo avvenimento, che ci offre lo spunto per riflettere sulla presenza dei monaci in questo nostro territorio. Lo faccio con le parole stesse dei monaci.

“Ecco dunque, la nostra comunità avrà a breve tre nuovi fratelli che hanno scelto di seguire in modo stabile e permanente il Signore Gesù nella vita monastica secondo la tradizione di san Benedetto. Alberto Maria è piemontese, della diocesi di Ivrea; Elia è nato a Dubai, negli Emirati Arabi, ma ha origini libanesi; Ambrogio arriva da Cuba. Tre fratelli provenienti da mondi e culture differenti, con percorsi specifici ed esperienze individuali, ma tutti testimoni della sfida e della centralità della vita comunitaria. Spesso si è soliti etichettare la vita monastica benedettina con il motto, peraltro impreciso ma assai diffuso, dell’“ora et labora”. In realtà la nostra quotidianità si nutre non solo di preghiera, non solo di lavoro, ma anche e soprattutto di relazioni. Il mondo è ormai un villaggio globale, le distanze si sono accorciate significativamente e a noi sembra venga chiesto di rappresentarlo con tutte le sue sfaccettature e colori.

Ma che cosa avviene in una professione solenne? I voti sono gli impegni che il fratello desidera concretizzare nella propria vita al fine di “cercare veramente il Signore” (RB 58,7). La nostra comunità, seguendo la tradizione, ha scelto di esprimerli secondo la formula riportata nella Regola di Benedetto: “obbedienza, conversione dei costumi e stabilità”.

Secondo san Benedetto l’obbedienza è la radice di tutto, il cuore della vita spirituale di ogni monaco. Gesù è stato colui che non ha fatto la propria volontà, ma quella del Padre, non ha obbedito alla propria salvaguardia ad ogni costo, ma ha creduto che la via dell’amore è ciò che rivela maggiormente l’identità di Dio e svela l’autentica dignità a cui ogni uomo è chiamato. Ecco allora il suggerimento chiave di Benedetto: làsciati accompagnare nel discernimento, presta ascolto ed attenzione a qualcun altro che vede dall’esterno la situazione ed è meno coinvolto di te nella vicenda specifica.

Questo stile di vita implica una conversione di atteggiamenti, di modi di fare – non solo di pensare e di riflettere – una “conversione di costumi”, intendendo questi ultimi come consuetudini esistenziali. La vita monastica è guidata, come ogni vita cristiana, da concretezza ed operatività. Dall’orario all’attività lavorativa, dall’alimentazione alle letture, dal silenzio all’arte della comunicazione, dalla preghiera alla lectio divina: ogni tratto della vita viene accompagnato da suggerimenti sapienti, frutto dell’esperienza di chi ci ha preceduto e della gioia evangelica.

Infine la stabilità: è un legame non ad un luogo fisico, ma ad un gruppo di persone con le quali si decide di condividere tutta l’esistenza fino all’incontro pieno con il Signore della vita”.

Ringraziamo Dio per la testimonianza della vita monastica; lasciamoci guidare da queste scelte di vita per fare anche noi le nostre scelte quotidiane alla luce del Vangelo.

don Daniele

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foto di Grazia Lissi dal sito della Comunità monastica “SS. Trinità” di Dumenza


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