Il vino di Cana: abbondanza dello spirito di unità

Il Natale, che abbiamo da poco celebrato, è stato un evento che ha rivelato il desiderio immenso di Dio di stare vicino agli uomini e di accompagnarli nel cammino della vita sostenendoli con la sua grazia e offrendo loro la salvezza. I tre anni del ministero pubblico di Gesù sono stati l’inizio della sua reale presenza attenta, puntuale e coinvolgente nella vicenda umana di coloro che Egli ha incontrato.

Un esempio è il vangelo di questa domenica, in cui lo vediamo invitato alle nozze di Cana, insieme a Maria sua Madre, che lo sollecita a prendere l’iniziativa, perché era venuto a mancare il vino. Il racconto di Giovanni è molto interessante e si colloca in quella serie di segni (miracoli), che preparano il segno straordinario della morte e risurrezione di Gesù, rivelazione definitiva della salvezza offerta a tutti gli uomini, con il dono dello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita.

Il vino buono e abbondante è proprio il segno dello Spirito Santo, attraverso cui Gesù guida la Chiesa, che Satana, il divisore, ha cercato e cerca ancora di rendere fragile e poco attraente. Il segno del cambiamento dell’acqua in vino, compiuto da Gesù alle nozze di Cana è il primo miracolo che Giovanni registra nel suo Vangelo ed è preludio di quello definitivo, che è la sua Pasqua: vittoria del bene sul male, della vita sulla morte, della Comunione sulla divisione.

Certamente Satana non si è arreso e cerca di dividere, ma lo Spirito suscita continuamente il desiderio dell’unità e uno degli effetti è il movimento ecumenico, che anche quest’anno ci invita alla preghiera dal 18 al 25 gennaio per non dimenticare la preghiera di Gesù al Padre la sera del Giovedì santo, perché i suoi discepoli “siano una cosa sola”.

Il tema proposto per quest’anno è “In Oriente abbiamo visto la sua stella e siamo venuti qui per adorarlo” (Matteo 2, 2). I Magi ci rivelano l’unità di tutti i popoli voluta da Dio. Viaggiano da paesi lontani e rappresentano culture diverse, eppure sono tutti spinti dal desiderio di vedere e di conoscere il Re appena nato; essi si radunano insieme nella grotta di Betlemme, per onorarlo e offrire i loro doni. I cristiani sono chiamati ad essere un segno nel mondo dell’unità che Egli desidera per il mondo. Sebbene appartenenti a culture, razze e lingue diverse, i cristiani condividono una comune ricerca di Cristo e un comune desiderio di adorarlo.

La missione dei cristiani, dunque, è quella di essere un segno, come la stella, per guidare l’umanità assetata di Dio e condurla a Cristo, e per essere strumento di Dio per realizzare l’unità di tutte le genti. All’atto di omaggio dei Magi appartiene anche l’apertura dei loro scrigni e l’offerta dei loro doni che, fin dal cristianesimo delle origini, sono stati compresi come segni dei diversi aspetti dell’identità di Cristo: oro per la sua regalità, incenso per la sua divinità e mirra che prefigura la sua morte. Tale diversità di doni, quindi, ci dà un’immagine della percezione particolare che le varie tradizioni cristiane hanno della persona e dell’operato di Gesù. Quando i cristiani si riuniscono e aprono i loro tesori e i loro cuori in omaggio a Cristo, si arricchiscono condividendo i doni di queste diverse prospettive.

La nostra città di Luino, che si trova in una terra di confine e che ha, tra i suoi abitanti e turisti, cristiani appartenenti a Chiese diverse, penso non debba trascurare l’attenzione ecumenica, che ci invita a mettere in comune la grazia del battesimo e i doni che da esso ne derivano, specie quello della testimonianza della nostra appartenenza a Cristo. Un richiamo faccio anche alla data del 17 gennaio, in cui si celebra a livello mondiale la giornata del dialogo ebraico-cristiano.

Concludo con un augurio speciale a don Ennio, a nome dei sacerdoti, del diacono e di tutti voi, per i suoi 80 anni compiuti il 15 gennaio.

don Sergio

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Opera: Alessandro Allori, Nozze di Cana (particolare) – 1600 – pala d’altare – Chiesa di Sant’Agata, Firenze

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