Riconoscere in Gesù una presenza amica e divina

È la terza volta, in questo tempo di Avvento che il Vangelo ci richiama la figura di Giovanni Battista. Egli, infatti, è il “precursore” e da qui il tema che la liturgia ambrosiana dà a questa quinta domenica di Avvento, nella quale Giovanni ci indica il modo di attendere Gesù e di vivere il rapporto con Lui.

Il Battista sente una grande distanza tra lui e il Messia atteso, tanto da non essere nemmeno in grado di legargli i lacci dei sandali, gesto tipico del servo. Se ci pensiamo bene, anche noi viviamo la stessa esperienza quando mettiamo la nostra vita a confronto con Gesù, quando lo sentiamo vicino e ci sembra spropositato il nostro rapporto con Lui.

Il rischio è quello di vivere una familiarità troppo umana con Gesù da dimenticarci che Egli è anche Dio, così che gli manchiamo di rispetto vivendo alla sua presenza come se non ci fosse nemmeno. Faccio un esempio: ci è sempre stato detto che quando entriamo in chiesa dobbiamo guardare verso il tabernacolo per vedere se c’è il lume acceso, che indica la presenza di Gesù nel tabernacolo, e conseguentemente usare un certo tipo di comportamento. Giovanni Battista ci ricorda che la presenza del Signore è qualcosa di così grande che richiede un rispetto particolare. Forse qualcosa dobbiamo davvero cambiare, lo dico anche a me stesso, per riconoscere Gesù per ciò che veramente è, senza trattarlo come qualcosa da usare a nostro piacimento.

Nonostante la nostra indegnità, c’è un altro richiamo che ci viene da Giovanni ed è quello che, come lui, anche noi siamo chiamati ad essere voce del Signore. Voce che gli prepara la strada, voce che lo presenta agli uomini. Qui si rivela la grande fiducia che il Signore ha di noi, in quanto ci chiama ad esserne suoi testimoni, ma anche a preparare la sua venuta, che, dopo duemila anni, si fa ancora necessaria.

Crediamo così tanto di conoscere Gesù da essere tentati di sostituirci a Lui, di non avere più bisogno di Lui, senza renderci conto che la nostra vita è fragile, da chiedere di essere continuamente sostenuta da Lui. Il precursore, questa domenica, invita ad aprire il nostro cuore a Gesù che ci viene incontro e l’occasione propizia è la novena di Natale che inizia il giorno 16 dicembre.

Singolarmente o comunitariamente (i momenti offerti attraverso il canale YouTube e i momenti proposti in chiesa) vale la pena di vivere i prossimi giorni nella consapevolezza della festa imminente, per non sciupare i doni di grazia che il Natale vuole offrirci. Facciamoci anche noi voce nei luoghi in cui viviamo della gioia che deriva dal sapere che Dio non si è stancato di noi, mandandoci sempre suo Figlio per salvare la nostra storia. Inoltre, la distanza che vediamo tra noi e Gesù ci spinge a compiere un esame di coscienza, così da affrontare seriamente il sacramento della confessione, nel quale riconosciamo che nella nostra vita c’è qualcosa da cambiare e non possiamo sempre pensare di essere a posto.

Auguro a tutti che la prossima novena sia accompagnata dalla gioia che deriva dal sapere che il Signore Gesù ci vuole ancora bene e perciò vuole ancora visitarci.

don Sergio

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Opera: Masolino da Panicale, Storie del Battista (particolare) – 1435 – Affresco – Battistero, Castiglione Olona.

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