Santità: utopia o possibilità vera?

La solennità di tutti i Santi, nella tradizione cristiana, è sempre stata una festa particolarmente sentita e carica di felicità, perché rappresenta il compimento di una vita, dove si sintetizzano i diversi cammini di ciascuno nel trionfo della gloria finale, che appartiene solo a Dio e che Egli vuole condividere con tutti i suoi figli per tutta l’eternità.

Detto così sembra un’utopia, pensando all’esperienza umana di ciascuno di noi, in cui si intrecciano momenti di santità e momenti di fragilità e peccato, eppure la Parola di Dio è una continua esortazione alla conversione e all’accoglienza della grazia, così che si realizzi in noi l’invito di Dio che, parlando a Mosè nel contesto dell’Antica Alleanza, chiama Israele ad una vita di comunione con Lui e dice: ”Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro sono santo” (Lev 19,2).

Inoltre la santità di Dio è costantemente al centro della liturgia della Chiesa. Celebrando l’Eucaristia, infatti, l’assemblea proclama questa santità che è Dio stesso: “Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo”, e noi dovremmo sempre cantarlo con grande entusiasmo. La santità di Dio ci viene comunicata in Cristo. Da questa santità ha origine l’Eucaristia, il grande “mistero della fede”. Quando la celebriamo o, meglio, quando Cristo la celebra mediante il sacerdote, abbiamo la consapevolezza di attingere la santità per la nostra vita da Colui che è “fonte di ogni santità”.

La santità di Dio consiste nella sua perfezione e, allo stesso tempo, diventa una chiamata per l’uomo. L’esortazione, che nell’Antico Testamento fu indirizzata a Mosè, viene ripresa da Cristo nel cosiddetto “Discorso della Montagna”: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). La santità è dunque possibile, perché il Signore non ci chiede ciò di cui non siamo in grado di compiere.

La cosa bella poi è che la Santità non possiamo darcela noi, è un dono, immensamente “grande”, direi “divino” e come tale, va accolto e vissuto! E soprattutto è una “chiamata” alla quale ciascuno di noi è libero di rispondere e la libertà ci dà la possibilità di provare, sbagliare, chiedere, tornare indietro, ricercare, affidarci, sempre con la consapevolezza che il primo passo lo fa Dio e sempre verso di noi, per il nostro bene! E Dio che ci precede dovrebbe darci sempre quella serenità interiore nel compiere ogni nostro servizio e “dovere”, con la consapevolezza che tutto ciò che ci viene dato è un dono per aiutarci a crescere e a migliorare il nostro essere figli, fratelli, uomini e donne amati dal Padre.

Regaliamoci del tempo per conoscere e fare amicizia con qualche “Santo” del passato, ma anche del nostro tempo, cerchiamo di scorgere sempre la preziosità di chi ci sta accanto, dandogli la sua possibilità per essere “Santo” e magari diamoci del tempo per leggere l’Esortazione del Papa Francesco “Gaudete et exsultate” per riflettere e condividere la chiamata che è per ciascuno di noi e, se per caso non la sentiamo, forse il nostro fratello e la nostra sorella che ci sta accanto (magari proprio quella difficile da accogliere) può aiutarci a coglierla e a rispondere.

Concludo con la bellezza di sentire che la chiamata alla santità è continua, non avviene una volta sola nella vita e questo ci permette di essere sempre aperti alla fantasia dello Spirito Santo e all’originalità di Dio che con noi può realizzare davvero opere meravigliose!

“Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere”. (n° 32 Gaudete et exsultate).

don Sergio

Per consultare il numero settimanale del bollettino comunitario “Oltre l’apparenza”, cliccare qui.

Opera: Beato Angelico, Pala di Fiesole (predella) – 1424/25 – Tempera su tavola – National Gallery (Londra).

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