Aprire le porte alla vita

Questa domenica è ricca di alcune ricorrenze: la festa della Presentazione al Tempio di Gesù, la 42^ Giornata nazionale per la Vita e la festa di S. Biagio, molto cara alla tradizione cristiana, che a Voldomino si celebra nella chiesa dedicata a lui. Vorrei prender spunto dalle tre ricorrenze, che quest’anno sono in concomitanza, per trarre qualche spunto di riflessione utile alla nostra esistenza.

Ricorrendo la festività della Presentazione al Tempio di Gesù in giorno di domenica, siamo invitati a rivivere più intensamente l’andare incontro di Simeone al piccolo Gesù, luce delle genti. La celebrazione dell’Eucaristia è un andare incontro a Colui che per primo ci è venuto incontro. In effetti, fin dai primi secoli, questa festa ha preso il nome di Incontro (Ipapante) e, in virtù delle parole rivolte da Simeone a Maria, ha stabilito un legame stupefacente fra il Natale e la Pasqua: Gesù è già da neonato segno di contraddizione e sulla Croce rivelerà, finalmente, il suo amore incondizionato per tutto l’uomo e per tutti gli uomini, a costo di portare su di sé il rifiuto, il tradimento, l’indifferenza.

Sempre le parole di Simeone alla Madre “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”, ci ricordano che Maria è intimamente unita alla salvezza operata da Cristo e danno ragione di come, nei libri liturgici antecedenti al Vaticano II , il 2 febbraio venisse inteso in chiave mariana, indicandoci in lei il modello di chi accoglie Gesù e lo segue partecipando della sua morte e risurrezione. Il tema della luce è preponderante in questa festa, che è chiamata anche “candelora”, dove la benedizione delle candele e la possibilità di portarle a casa sono il segno della luce di Cristo, di cui ha bisogno ogni uomo, specialmente nei momenti più faticosi e oscuri della vita.

La prima domenica di febbraio è, da 42 anni, anche la Giornata per la Vita e il Consiglio permanente della CEI, ha affidato a tutti il suo Messaggio che si intitola “Aprite le porte alla Vita”. È l’occasione per dar luce al desiderio di vita buona che si genera negli uomini e nelle donne di questo tempo. Infatti, si scrive nel Messaggio, “la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte”.

Un’attenzione particolare nel messaggio è riservata alla custodia della vita fragile: “È vero. Non tutti fanno l’esperienza di essere accolti da coloro che li hanno generati: numerose sono le forme di aborto, di abbandono, di maltrattamento e di abuso”. Questa catena di rifiuto con l’apporto di tutti noi e con la forza della Grazia può essere interrotta e trasformata in un’azione di cura, capace di custodire ogni vita dal concepimento al suo naturale termine. Anche noi, come la profetessa Anna, che incontriamo nel Vangelo di questa Domenica 2 (cfr. Lc 2, 22-40), possiamo unirci per pregare e lodare il Signore della vita: “Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”.

Infine la festa di S. Biagio, venerato a Voldomino, ci ricorda la forza della fede, che è capace di affrontare la prova del martirio nella consapevolezza della vita umana, amata da Dio per sempre. Un amore nei confronti degli uomini, manifestato dal Vescovo Biagio con la guarigione di un fanciullo dal soffocamento a causa di una spina di pesce. La benedizione della gola fa parte della tradizione, ma è soprattutto un atto di fiducia nell’intercessione di un santo per guarire o per prevenire ogni male fisico e spirituale.

don Sergio

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