“Ho udito il grido del mio popolo”

Anche nel nostro Decanato venerdì sera si è tenuta la veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri: in questo giorno vogliamo ricordare tutte le missionarie e i missionari che hanno donato la propria vita nell’annuncio del Vangelo e nel servizio ai prossimi.

L’Arcivescovo Mario, nella Veglia che ha presieduto a Milano, ha rivolto questi pensieri che aiutano a tenere vivo in noi il desiderio di essere testimoni del Vangelo fino al dono della vita:

Chi grida nella storia? Quale gemito arriva fino a Dio e lo commuove? Chi sono gli oppressi, vittime della prepotenza? Arriva fino a Dio il gemito dei poveri che abitano in paesi ricchi: sono derubati della loro terra, sono derubati del loro futuro. Gemono e nessuno ascolta. Gridano e sono impotenti. Almeno Dio ascolterà?

Arriva fino a Dio il grido di coloro che non hanno speranza. Il gemito dei disperati che sono convinti e rassegnati ad andare incontro alla morte. Sono infelici, dichiarano la loro infelicità e non sanno se ci sia un’altra vita.

Arriva fino a Dio il pianto dei bambini spaventati dall’infelicità dei loro genitori, i bambini derubati del futuro dal malcontento degli adulti. Piangono e gridano i bambini atterriti dagli incubi che sono costretti a sognare, sommersi da notizie e immagini selezionate per spaventare.

Arriva fino a Dio il sospiro dei genitori smarriti nel constatare l’impotenza educativa, l’estraniarsi dei figli dai valori che hanno cercato di trasmettere.

Arrivano fino a Dio i gemiti, i sospiri, le grida della folla immensa dei poveri, degli oppressi, dei perseguitati.

Molti uomini e donne sono scettici e scoraggiano ogni preghiera ed ogni confidenza: a chi rivolgete il vostro grido? Dio è stato sfrattato e il cielo è vuoto. È ingenuo pensare che c’è un Dio che ascolti e provveda. Ma Dio dice: «Ho udito il grido del mio popolo oppresso». Dio si rivela come colui che ascolta e si sente chiamato, provocato, commosso dalle condizioni di miseria e di oppressione. Il popolo oppresso non sa a chi rivolgersi, il grido, il lamento, il pianto stentano a diventare preghiera.

Nella società secolarizzata, come in Egitto, c’è un potere assoluto che si impone, che opprime il popolo. Ma Dio ascolta, si commuove e si rivela per chiamare Mosè. I martiri che vogliamo ricordare in questa veglia hanno raccolto il grido del popolo oppresso, hanno avvertito la vocazione a prendersi cura della speranza degli altri, fino a fare della loro vita un sacrificio, un dono, un martirio.

Ma noi non possiamo appartarci in una solitudine tranquilla. Gesù ci rivolge la sua parola perché ciascuno di noi possa sorprendersi di essere chiamato e disponibile ad essere mandato: forse nella nostra comunità, forse nella nostra vita quotidiana, siamo chiamati ad ospitare in nome di Gesù i pubblicani e i peccatori, coloro che hanno bisogno di perdono e di una casa ospitale dove si condivida la gioia e la speranza.

don Daniele

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Opera: Guarigione del paralitico alla piscina di Betzaeta – Palma il Giovane – 1592 – olio su tela – Collezione Molinari Pradelli, Castenaso


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